Conclusioni Forum Nazionale EEC

‘Quale evoluzione dell’approccio ecologico sociale’

Opera Don Calabria – Roma – 23-25 giugno 2023

Dal 23 al 25 giugno 2023 presso Opera Don Calabria in Roma si è svolto il Forum Nazionale di Educazione Ecologica Continua-EEC sul tema “Quale evoluzione dell’Approccio Ecologico Sociale” organizzato dall’AICAT- Associazione Italiana dei Club Alcologici Territoriali (Metodo Hudolin) nell’ambito del Progetto Reti al cubo con il finanziamento concesso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a valere sul Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo Settore ai sensi dell’art. 72 del Decreto Legislativo 3 luglio 2017, n.117.

Si ringraziano per l’organizzazione e preparazione del Forum la segreteria, l’ARCAT Lazio e il gruppo di lavoro AICAT composto dai Referenti di Area del Progetto Reti al Cubo.

Si ringraziano la struttura ospitante per l’accoglienza e la disponibilità e quanti hanno contribuito al buon esito delle tre giornate e delle serate romane.

Al Forum hanno partecipato 33 persone provenienti da Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino, Umbria, Veneto.

Il desiderio di confrontarsi in un clima di apertura e rispetto ha permesso un dialogo ricco e significativo riassunto nelle sintesi sottoindicate.

SINTESI SESSIONI

I° Sessione
Coordinamento del Corso di Sensibilizzazione: dalla progettazione alle nuove esperienze

Si condivide che il Corso di Sensibilizzazione (CdS) continua ad essere la base dell’Educazione Ecologica Continua (EEC) nell’Approccio Ecologico Sociale (AES).

Fondamentale è stato il “viaggio nel tempo”, partendo dalle radici metodologiche del CdS così come definite dal prof. e dalla prof.ssa Hudolin. Possiamo comprendere chi siamo e dove stiamo andando soltanto partendo dalla nostra storia.

La struttura del CdS si riconosce essere un “gioiello della pedagogia degli adulti” che si sviluppa secondo il naturale ciclo temporale della settimana. Può essere presa in considerazione una modalità temporale diversa a seconda delle esigenze locali che garantisca comunque un numero adeguato di giorni e ore (5 giorni e 40- 50 ore e la partecipazione ai Club nelle prime giornate).

Il CdS è un processo che stimola il cambiamento nelle persone attraverso l’incontro tra il sapere teorico e sapere esperienziale e sono fondamentali la partecipazione attiva e il clima emotivo positivo che si genera.

È importante che i corsisti siano espressione equilibrata della comunità in tutte le sue componenti per garantire ampio confronto tra “esperti di vita”. Nei CdS svolti in ambiti scolastici è auspicabile la presenza

dei diversi protagonisti della comunità scolastica che comprende oltre agli studenti, i docenti, il personale non docente e le famiglie.

Lo staff è espressione e veicolo dell’AES attraverso il proprio modo di essere e di vivere le relazioni durante il CdS e dovrebbe essere occasione di scambio tra diverse realtà ed esperienze nell’ambito del sistema. È necessario che i membri dello staff siano membri di Club.

Sembra oramai acquisito che il titolo del CdS debba essere unico a livello nazionale “Corso di Sensibilizzazione all’Approccio Ecologico Sociale (Metodo Hudolin)”, come da conclusioni del Forum di Padova 2019, e da un sottotitolo espressione delle motivazioni e dei bisogni locali.

Si sottolinea quindi che il programma del CdS deve essere costruito in base alle esigenze delle realtà che lo organizzano raccolte attraverso la partecipazione dei Club e delle ACAT alla vita delle comunità di appartenenza. Per tale motivo è importante che nella fase preparatoria siano chiari ed esplicitati gli obiettivi per cui si organizza il Corso.

Nei contenuti del CdS si sollecita di mantenere l’attenzione sull’alcol, sui problemi alcol correlati e sui “pilastri fondanti dell’AES” e l’attenzione per altri stili di vita e il benessere della comunità.

Esiste uno stato di disordine nell’ambito delle diverse esperienze di CdS che può essere positivo e divenire una ricchezza per l’intero sistema dei Club se le diverse esperienze vengono condivise nei momenti formativi.

II° sessione

Il CLUB oggi nei cambiamenti antropo-spirituali del nostro tempo

Si ritiene importante partire dalla presentazione del numero dei Club Alcologici Territoriali in Italia a dicembre 2022 per introdurre il confronto su chi siamo e dove stiamo andando nel nostro vivere quotidiano come sistema Club nel confronto critico con la cultura sociale delle comunità.

Il tema di questa sessione è complesso perché la società è complessa.

Importante partire dalle radici della cultura sociale esistente dei nostri tempi perché i CLUB sono immersi in tale contesto antropo-spirituale e dobbiamo esserne consapevoli.

Gli anni ‘70 hanno riscritto la società, promosso il protagonismo organizzato dei cittadini in movimenti politici, sindacali, sociali, religiosi, ecc.. Non è casuale la nascita anche dei CLUB in quegli anni.

L’oggi invece è caratterizzato dalla passività, fondato sull’individualismo e l’indifferenza al dolore umano e alle ingiustizie sociali; la cultura dominante tende a curare il sintomo del singolo anziché inserirlo in un contesto ecologico di appartenenza, a rimuovere i legami preferendo i social e i “like”, a promuovere la politica del consumismo, il guadagno facile, la guerra come soluzione ai conflitti, l’incertezza del vivere dentro una realtà liquida, la massa amorfa e modelli che stanno distruggendo la nostra umanità.

I CLUB fanno fatica ad andare controcorrente in un contesto omologato ed omologante, l’AES va controcorrente proponendo una rivoluzione culturale. Il CLUB è una comunità multifamiliare che si relaziona con una cultura sociale portando: comunità vs individualismo – cittadinanza attiva/solidarietà vs egoismo – “me ne frego” vs I care Io mi prendo cura – progetti di vita/promozione della salute vs incertezza e “non cambierà niente”.

Il CLUB invita i propri membri, famiglie e servitore-insegnante, ad assumere un ruolo consapevole di se stessi e della rete di appartenenza per far valere la propria unicità e proposta di protagonismo attivo nella promozione del benessere personale e collettivo.

Quali strumenti abbiamo per non omologarci alla cultura dominante e prevalente e proporre invece una cultura alternativa della salute e dell’essere umanità?

  • –  Essere consapevoli “della meraviglia CLUB”, quale bene comune da esportare nella comunità, strumento di ecologia sociale che ri-dona dignità e responsabilità alle persone tutte rispetto il proprio benessere e quello della propria comunità.
  • –  Partecipazione della famiglia al CLUB quale luogo accogliente di umanità complesse, palestra di relazioni sane, buone, solidali per migliorare le nostre scelte e i nostri stili di vita quotidiani.
  • –  Stimolare domande e risposte nel CLUB e nell’intero sistema per comprendere come stare nel contesto antropo-spirituale.
  • –  Esempio personale quotidiano di cambiamento dello stile di vita. Pensare globalmente per agire quotidianamente partendo dalla “pace del nostro cuore”.
  • –  Ri-immaginare i percorsi di EEC – CdS, SAT, Forum, ecc. – garantendo la C di continuità e aumentare la consapevolezza della complessità culturale e di come ci poniamo.
  • –  Rivitalizzare l’entusiasmo contro l’appiattimento dell’abitudine al CLUB.
  • –  Ammettere ed affrontare problemi di comunicazione e di relazioni personali e di potere che contribuiscono all’allontanamento delle persone, famiglie e servitori-insegnanti, anziché sviluppare un sistema inclusivo capace di far nascere e alimentare il desiderio di partecipare ai momenti formativi ed associativi proposti.
  • –  Il nostro sistema complesso può fungere da “grillo parlante” e “volo degli stormi” per dire che è possibile “un ben fare” alternativo che fa la differenza. III° sessione L’importanza del lavoro di rete. L’esperienza del progetto Reti al cubo Sempre di più si parla di rete e sempre di meno si lavora in rete. Lo spazio aperto del CLUB è diventato un ambito in cui si rispecchia la crisi culturale delle nostre comunità. È necessario un ben fare. Occorre uno spirito nuovo, onestà nel leggere la realtà, la concretezza del fare guardando i bisogni della nostra realtà. è importante la capacità di valutare i processi ed i risultati di quanto si fa e dei progetti. La banca dati è stata uno strumento importante di valutazione e si sente l’esigenza di riprendere questo lavoro per far emergere le dinamiche del CLUB. Il progetto Reti al cubo con alcuni limiti, è nato per dare un’opportunità al nostro sistema in termini di incontro con altre realtà e di contaminazioni pur mantenendo l’identità. Il progetto ha fatto emergere alcune criticità nel nostro sistema in termini di comunicazione e di condivisione delle informazioni. Riconosciamo un mal funzionamento nell’organizzazione attuale della rete associativa quando le comunicazioni avvengono nella modalità piramidale o vengono vissute come tali. I referenti delle regioni sono chiamati a riportare le informazioni alle ACAT che a loro volta dovrebbero riportarle ai CLUB. Coerentemente con l’AES si ritiene opportuna una riflessione ed un cambiamento rispetto tali modalità comunicative promuovendo una circolarità e orizzontalità in una rete corresponsabile.

Un aspetto positivo del Progetto è stato quello di stimolare nelle persone che hanno collaborato un’attenzione per un lavoro in rete e con la rete.

Il lavoro di rete nel nostro sistema è molto spesso una modalità che si svolge a macchia di leopardo.

Ci sono realtà associative che affermano di lavorare in rete da molto tempo, ma talvolta si evidenziano reti monodirezionali. Lavorare in rete è costruire relazioni con altre associazioni o enti.

Terminata la formazione delle varie realtà territoriali, le ACAT o i CLUB si stanno cimentando nell’organizzazione di momenti formativi (CdS, aggiornamenti, congressi, ecc..) utilizzando il lavoro di rete.

Non si percepisce la necessità della figura del tessitore di rete nel nostro sistema e ci siamo confrontati sulle competenze relative al lavoro di rete, che sono quelle che dal basso aggregano, stabiliscono legami e fanno la manutenzione delle reti.

È pur vero che attivando progetti attraverso il lavoro di rete inteso come intreccio tra i vari attori questa va tessuta, avviata e mantenuta fino al raggiungimento dell’obiettivo prefissato.

Viene ribadita l’importanza delle risorse economiche pur tenendo in mente che devono essere finalizzate alla realizzazione di attività pur considerando che, come diceva Hudolin, “l’eccesso di risorse può determinare un eccesso di potere. Meno potere vi è più le associazioni riescono a sviluppare attività e progetti”.

La rete deve fare i conti con la complessità del nostro tempo. Dalla complessità non possiamo uscire, ma si deve imparare a nuotare nella complessità.

I nodi della rete territoriale sono i singoli, le famiglie, i servizi pubblici e tutte le associazioni che operano in sinergia virtuosa.

Il lavoro di rete è soprattutto una mentalità. È vedere la complessità dei fenomeni. È attivare la comunità perché in essa ci sono gli elementi per i problemi, ma anche le potenzialità per le soluzioni, deve rispettare l’individualità, l’unicità e le diversità delle persone coinvolte.

IV° Sessione

Quale EEC per quali programmi territoriali

Presupposto etico e metodologico: interrogarci nella costruzione dei programmi territoriali come e da chi vengono decisi tali programmi e con quali obiettivi: programmi per ricercare finanziamenti o cercare finanziamenti per realizzare programmi?

È necessario riflettere a livello dell’intero sistema sulle criticità del sistema stesso – comunicazione, potere, sistema “vecchio” e mancanza di entusiasmo, ecc. – a partire dai numeri dei CLUB in Italia, ricercando strumenti per la valutazione e valorizzazione dell’esistente e possibili soluzioni concrete.

Garantire una formazione orizzontale dove ognuno possa trovare la propria dimensione che sappia valorizzare il contributo di ognuno in un processo formativo circolare: tutti docenti e discenti, tutti imparano da tutti.

Importante garantire una metodologia interattiva che renda le persone non semplici fruitrici, ma protagoniste attive del processo di apprendimento dove il sapere di ognuno diventa bene comune e sapere condiviso.

È necessario andare oltre la retorica e vivere pienamente le dimensioni della meditazione e della trascendenza.

I programmi territoriali possono trovare difficoltà nello sviluppo se “ostaggi” di poteri contrapposti – potere associativo, potere formativo, potere di ruolo (servitore-insegnante), personalismi. Al riguardo, l’autosupervisione mensile dei servitori-insegnanti e la supervisione dei programmi in occasione del CdS sono strumenti fondamentali di salvaguardia e autocorrezione del sistema che vanno riscoperti.

Criticità: temporalità delle occasioni di confronto e approfondimento. “L’AES è un approccio semplice, ma essere semplici è maledettamente complicato”.

Temi da approfondire e discutere:

  • –  Etica del fare assieme: potere, denaro e oltre.
  • –  Pilastri dell’AES: spiritualità antropologica, meditazione e trascendenza, approccio sistemico-familiare …
  • –  Ecologia Sociale, neuroscienze e CLUB
  • –  Pedagogia dell’adulto
  • –  Lavoro di rete
  • –  Maggiore scambio di esperienze concrete di EEC realizzate nelle nostre realtà territoriali
  • Strumenti di lavoro per approfondire e discutere:
    • –  Gruppi di lavoro nazionali, regionali, locali
    • –  Forum nazionale, regionali o interregionali
    • –  Congressi nazionali I partecipanti al Forum si impegnano a condividere le riflessioni e le proposte emerse con il proprio territorio promuovendo occasioni di confronto e di cambiamento. Si propone che il prossimo Forum Nazionale EEC sia realizzato possibilmente nei mesi di marzo-aprile 2024 in un luogo facilmente raggiungibile da ogni parte d’Italia e che il tema venga definito dal gruppo di lavoro nazionale AICAT che ne curerà l’organizzazione alla luce delle esigenze emerse da questo Forum e dalle proposte che giungeranno dai territori. L’AICAT provvederà a pubblicare le presenti conclusioni nei social associativi, ad inviarle alle ARCAT associate con preghiera di massima diffusione ai CLUB e alla rivista Camminando Insieme.